Diario

Yuki

Foto by Angy S.

Maggio 2013, era una soleggiata mattina quando la mia famiglia ed io decidemmo di prendere un gattino. 

Dopo pochi giorni online lessi la storia di Duchessa, una gatta calico di Ortigia (Siracusa). Era incinta ed era stata salvata da alcune volontarie e portata via da un gruppo di ragazzini che erano soliti usare cuccioli di gatto nelle fionde. 

Da questa cucciolata erano rimasti tre gattini maschi: due rossi e un soriano grigio dalle zampe e pancina bianca. Mi innamorai immediatamente di quest’ultimo gattino e nella mia mente arrivò subito un nome: Yuki. 

Yuki è una parola giapponese, 雪, che significa neve. Nessun nome era più indicato a lui, che è entrato nella mia vita silenzioso proprio come la neve. 

Dopo qualche settimana andai all’aeroporto di Linate a prenderlo. Era così piccolo, così tenero e così malato, ed io non lo sapevo. 

Mi accorsi subito che qualcosa in lui non andava. Non mangiava e piangeva. I suoi occhi erano sempre velati e lacrimosi. Il suo pelo ispido e cadeva a ciocche. La mattina seguente portai Yuki dal veterinario per un controllo e il quadro clinico che mi si parò davanti fu a dir poco catastrofico: era molto più piccolo di quello che ci avevano detto, quindi andava allattato col biberon e in seguito svezzato e aveva l’influenza felina, la congiuntivite, i vermi intestinali causati da ingestione di feci di piccioni e la micosi. Percentuale di sopravvivenza: 5%.

Ero distrutta. Lo amavo già dal profondo del mio cuore. Ci misi tutta me stessa per cercare di accudirlo e curarlo al meglio. Posso dire che ce l’abbiamo fatta, abbiamo combattuto insieme, ora Yuki ha quasi sette anni ed è un gattone di nove chili. 

 

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